È primo cittadino dal 2019, ma prima di qualche giorno fa non aveva mai ritenuto “prioritaria” la lotta… agli striscioni!

CORIGLIANO-ROSSANO – A fine aprile di quest’anno è stato giudicato e condannato a 5 anni di reclusione, col rito abbreviato in primo grado dal giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Castrovillari, per il tentato omicidio del 51enne Giovanni Scigliano di Mirto-Crosia, ferito a colpi di pistola nel drammatico pomeriggio del 21 luglio dell’anno scorso davanti al lido “Baffo bianco” sul lungomare rossanese di Lido Sant’Angelo a Corigliano-Rossano.
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Il 36enne rossanese Giovanni De Luca era stato ristretto dapprima nel carcere di Barcellona Pozzo di Gotto in Sicilia, dove venne catturato in tempi record da carabinieri e polizia a seguito della sua immediata fuga dopo il fatto, e, a novembre dell’anno scorso, era stato trasferito nel penitenziario di Reggio Emilia.
Poco più d’un mese prima del tentato omicidio di Scigliano, lo stesso De Luca, apprezzato giocatore – “bomber” – di pallone, nonché artista dei fuochi d’artificio (queste le sue attività), soggetto noto alle forze dell’ordine più per le sue parentele ‘ndranghetiste che per precedenti personali, era rimasto vittima d’un feroce pestaggio a sangue compiuto con bastoni e spranghe proprio sul lungomare di Lido Sant’Angelo, fatto per il quale oggi sono a processo persone ritenute dagl’inquirenti assai vicine alla ‘ndrangheta.
Nei giorni scorsi, De Luca, su istanza dei suoi difensori – gli avvocati Antonio Pucci ed Ettore Zagarese – formalizzata all’indirizzo dello stesso giudice che l’ha condannato, è stato scarcerato e ha guadagnato gli arresti domiciliari col braccialetto elettronico di sicurezza in un alloggio del centro storico rossanese.

Giovanni De Luca
Fin qui tutto “normale”, una notizia di cronaca giudiziaria e di scarcerazione come migliaia di altre, riguardanti pure scarcerazioni di decine di riconosciuti ‘ndranghetisti che, di volta in volta, a Corigliano-Rossano sono stati “festeggiati” da familiari, parenti, amici e “compari” con striscioni di «Bentornato» e fuochi d’artificio che nemmeno alla Madonna Achiropita, San Nilo, San Francesco di Paola e i Santi Nicola e Leone tutt’assieme… ma che “per questo” non sono mai finiti nelle nostre cronache.
Comprensibile nell’ottica di familiari, parenti, amici e “compari”, discutibile per alcuni (i “professionisti dell’antimafia” di cui scriveva con sprezzo il grande scrittore e giornalista Leonardo Sciascia, per esempio), indifferente per moltissimi altri. Tra questi ultimi, fino a qualche giorno fa, c’era pure il sindaco della città, Flavio Stasi, che il primo cittadino lo fa dal 2019 e in sette anni di ‘ndranghetisti e altro tipo di pregiudicati macchiatisi di gravi reati ne sono stati scarcerati – e festeggiati – a iosa.
De Luca, però, evidentemente a Stasi sta assai antipatico:
tanto che, sabato scorso, dopo avere appreso della presenza d’uno striscione probabilmente a lui riferito, ha indossato la divisa da… sceriffo “antimafia”, recandosi sul posto e facendolo rimuovere.
Non solo. Pochi minuti dopo, infatti, ha emesso un’ordinanza ad personam spacciandola per generalgenerica, mistificando e strumentalizzando a fini politici com’è aduso, così suscitando l’ilarità messa nero su bianco dal nostro bravissimo collaboratore Adriano Ganzi:
La grande battaglia di Staso (e della novella) contro gli striscioni a Corigliano-Rossano!

In sette anni da sindaco, infatti, dal 2019 Stasi non s’era mai accorto del pur visibilissimo quanto deprecabile fenomeno del manifesto selvaggio o dello striscione… galeotto, ma nell’anno del Signore 2026, sotto Ferragosto, per Stasi la lotta agli striscioni è diventata la priorità delle priorità tanto da meritare addirittura un “coraggiosissimo” post sui suoi canali social senza mai citare De Luca e il proprio “non gradimento” della sua scarcerazione. Decisa da un giudice che ha applicato la legge dello Stato. Che magari sarà “ingiusta”, ma che soprattutto un sindaco deve rispettare come la rispettò Socrate quando lo condannarono a morte, bevendo la cicuta.

De Luca e Stasi in una foto recente assieme: giocavano a pallone con la stessa maglia (bomber e stopper!)
Che poi, a rigor di legge, De Luca, più in astratto che in teoria potrebbe essere anche assolto nei successivi gradi di giudizio del suo processo, essendo, al momento, un presunto innocente!
Il caso della rimozione forzata di quello striscione da parte dello sceriffo Stasi, sabato pomeriggio ha fomentato persino un commento sotto il post su Facebook di Stasi, che “accreditava” lo striscione stesso a un altro fatto e a un’altra persona e non già a De Luca, per quanto la scritta in esso contenuta fosse generica.

E pensare che Stasi alle ultime elezioni Comunali avrebbe voluto tanto far candidare nelle proprie liste proprio una stretta parente di De Luca nota per essere “una gran portatrice di voti”, e che per questo l’avrebbe inutilmente corteggiata… Buon Ferragosto a tutti. direttore@altrepagine.it