ROMA – Nessun vizio di forma e nessuna attenuante: la Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso proposto dal 35enne di Castrovillari Biagio De Luca, confermando in via definitiva la sentenza di condanna emessa a suo carico dalla Corte d’Appello di Napoli per i reati di ricettazione e furto pluriaggravato.

La decisione è stata assunta dai giudici della settima sezione penale all’esito dell’udienza tenutasi lo scorso 13 maggio. Le motivazioni sono state depositate il 24 luglio.

I giudici di legittimità hanno spazzato via tutt’e sette i motivi del ricorso ch’era stato formalizzato dall’avvocato difensore di De Luca, ponendo un punto fermo e definitivo su una complessa vicenda processuale.

La contesa sulla data

Tra i punti cardine su cui faceva la difesa di De Luca, v’era una pretesa nullità della sentenza d’appello, derivante da una discrepanza cronologica:

la data della decisione riportata nel dispositivo non coincideva infatti con quella indicata nel testo della sentenza al momento del deposito della motivazione.

Tuttavia, gli ermellini hanno bollato tale eccezione come «manifestamente infondata».

Secondo la Suprema Corte, un disallineamento materiale di questo tipo non intacca minimamente la validità giuridica della sentenza, trattandosi d’una mera svista formale correggibile in qualsiasi momento tramite la semplice procedura di correzione dell’errore materiale. 

I motivi del rigetto

Netta chiusura da parte dei giudici anche per quanto riguarda le contestazioni sul merito della responsabilità penale, la richiesta di riqualificazione del reato di ricettazione in quello meno grave d’incauto acquisto, il riconoscimento della particolare tenuità del fatto e la concessione della sospensione condizionale della pena.

I giudici del cosiddetto Palazzaccio di Piazza Cavour a Roma hanno rimarcato come tali istanze non fossero ammissibili in sede di legittimità, poiché riproponevano motivi di ricorso già puntualmente esaminati e respinti dai giudici napoletani.

Come evidenziato nella sentenza d’appello, gli elementi probatori raccolti dimostrano la piena consapevolezza dell’imputato circa l’origine illecita dei beni ch’erano stati trovati in suo possesso. Inoltre, le modalità d’azione sono risultate del tutto incompatibili con un’offesa di lieve entità:

«Le modalità della condotta sono incompatibili con l’affermazione della tenuità dell’offesa, mentre la presenza di due precedenti concessioni del beneficio osta a un nuovo rinvio della pena», scrivono i giudici della Cassazione nell’ordinanza con la quale hanno dichiarato l’inammissibilità del ricorso di De Luca.

Recidiva e sanzioni

Niente da fare nemmeno per la presunta prescrizione dei reati. La Cassazione ha ribadito che, essendo stata accertata la recidiva dell’imputato, i termini prescrizionali non si sono affatto compiuti.

Analogamente, la richiesta di commutare la pena nel lavoro di pubblica utilità è stata giudicata del tutto generica e priva degli specifici requisiti previsti dalla legge.

Il verdetto finale non lascia spazio a repliche:

oltre alla conferma definitiva della responsabilità penale, Biagio De Luca è stato condannato anche al pagamento di tutte le spese processuali e al versamento di 3 mila euro in favore della Cassa delle ammende. direttore@altrepagine.it

Di FABIO BUONOFIGLIO

Classe 1974. Spirito libero, animo inquieto e ribelle. Giornalista. Negli ultimi 25 anni collaboratore e redattore di diverse testate quotidiane e periodiche regionali nel Lazio e nella sua Calabria. Nel 2011 fonda AltrePagine, la propria creatura giornalistica che da allora dirige con grande passione.