
TREBISACCE – La notte di Ferragosto è sfociata in tragedia lungo la costa jonica sibarita. Ornella Forastefano (foto), 46 anni, originaria di Cassano Jonio, ma di fatto domiciliata ad Amendolara col compagno di nazionalità albanese, sarebbe morta proprio per mano di quest’ultimo, tra il piccolo comune dell’Alto Jonio e il confinante comune di Trebisacce dove all’alba di oggi è stata lasciata agonizzante sul piazzale del Pronto soccorso dell’ospedale “Guido Chidichimo”.
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A nulla sono valsi i disperati tentativi di rianimazione da parte degli operatori sanitari di turno:
le ferite e i profondi traumi riportati su varie parti del corpo, in particolare al volto e alla nuca, si sono rivelati per lei fatali.
La fuga del compagno e il fermo in Puglia
La svolta nelle indagini è arrivata poche ore dopo il delitto. Nel porto di Bari i carabinieri hanno infatti rintracciato e fermato il compagno della vittima, il 42enne Elvis Metvelaj, col quale conviveva da circa un anno e sospettato quale autore del delitto a seguito di un brutale pestaggio.
L’uomo si trovava nell’area d’imbarco, con ogni probabilità nel tentativo di fare ritorno nel proprio Paese d’origine e far perdere le proprie tracce.
A breve sarà interrogato per chiarire la sua posizione. Al vaglio degl’investigatori le registrazioni delle telecamere di video-sorveglianza installate nella zona che potrebbero fornire elementi su quando accaduto. Il 42enne è noto alle forze dell’ordine per reati di droga.

Caccia alla verità sul movente
Ornella Forastefano, appartenente all’omonima nota famiglia ‘ndranghetista di Cassano Jonio (il padre, Antonio, fu ammazzato in un agguato alla Marina di Sibari nel 1999), era madre di due figli e gestiva assieme a loro un noto bar di Trebisacce:
la notizia del suo decesso ha gettato nello sconforto quanti la conoscevano.
Le indagini, condotte “sul campo” dai carabinieri in forza alla Tenenza di Trebisacce, al Reparto investigativo del Comando provinciale di Cosenza e al Nucleo operativo della Compagnia di Cassano Jonio, sono coordinate dai magistrati della Procura di Castrovillari.
Sebbene gl’inquirenti indaghino per femminicidio, le circostanze del fatto di sangue e il movente restano ancora da chiarire.
Gl’investigatori dell’Arma e la magistratura continuano a lavorare a ritmo serrato per ricostruire le ultime ore di vita della donna e definire le responsabilità d’una vicenda che ha sconvolto l’intero territorio della Sibaritide. direttore@altrepagine.it