ROMA – Di lui c’eravamo occupati cinque anni fa, quando la guardia di finanza lo arrestò, il 2 marzo del 2021, su ordine della magistratura di Milano:

parliamo di Christian Madeo, 37 anni, rossanese di Corigliano-Rossano, finito a processo perché ritenuto tra i promotori di un’associazione per delinquere che aveva messo a segno una megatruffa da ben 15 milioni di euro, a partire dall’anno 2017, ai danni della Cesare Pozzo, la società di mutuo soccorso più importante d’Italia, attiva proprio nella “capitale economica” del Paese dal 1877 nel settore della mutualità sanitaria integrativa.

Chi è Christian Madeo

Madeo è un giovane imprenditore, amministratore della Lower Srl, società attiva nel settore dei call center con sede legale allo Scalo rossanese di Corigliano-Rossano, impegnato pure nel settore dell’edilizia.

La bella vita milanese

Dalla Cesare Pozzo erano state distratte ingenti quantità di denaro mediante l’utilizzo delle carte di credito aziendali per acquisti di vario genere che non avevano alcuna attinenza con l’oggetto sociale della società di mutuo soccorso, e si sarebbe così concretizzata la truffa milionaria attraverso la distrazione di risorse economiche dalla Fondo salute Sce, cooperativa europea per la salute e la tutela sociale nata nel 2009 da un’alleanza tra la stessa Cesare Pozzo e il gruppo mutualistico francese Harmonie Mutuelle:

un fiume di denaro che i componenti dell’associazione a delinquere avevano utilizzato per darsi ognuno a una lussuosissima bella vita.

Il Palazzo di giustizia di Milano

Il ruolo di Madeo e il ricorso in Cassazione dichiarato «inammissibile»

Oggi s’è chiusa, davanti ai giudici della Suprema Corte di Cassazione, la clamorosa vicenda giudiziaria che ha visto tra i protagonisti di primo piano proprio Christian Madeo, condannato in via definitiva a 2 anni e otto mesi di reclusione per associazione a delinquere e appropriazione indebita.

La seconda sezione penale della Cassazione, in esito all’udienza dello scorso 28 maggio la cui sentenza è stata depositata il 3 agosto, ha infatti dichiarato «inammissibile» il ricorso ch’era stato presentato dalla difesa di Madeo contro la sentenza di condanna della Corte d’Appello di Milano del 23 febbraio di quest’anno.

Al centro del processo v’era il complesso meccanismo messo in piedi dalla consorteria criminale per prosciugare le casse della storica società mutualistica milanese e del Fondo salute.

Secondo quanto ricostruito nei gradi di merito del processo e confermato dai giudici di legittimità, il gruppo aveva predisposto una fitta rete d’entità societarie fittizie create ad hoc col solo scopo di drenare e distrarre risorse economiche destinate alla mutualità.

Madeo, in particolare, era giunto in Lombardia prendendo in carico la gestione di due di queste società “fantasma”, e, attraverso di esse, nel giro di diversi mesi, aveva contribuito a perfezionare il meccanismo di svuotamento dei fondi, incassando bonifici diretti per un importo di 90 mila euro su un totale di circa 280 mila euro sottratti durante la sua fase d’attività.

Una cifra e un ruolo che, come sottolineato dai giudici, smentiscono categoricamente la tesi difensiva del semplice “prestanome” o del partecipe occasionale.

La frode era emersa a seguito del cambio di gestione dei vertici della società e del fondo, che aveva portato all’analisi approfondita dei conti e dei contratti di servizio sottostanti.

La difesa di Madeo — rappresentata dagli avvocati Gianluigi Zicarelli e Giuseppe Belcastro — aveva sollecitato l’annullamento della condanna contestando la sussistenza dell’ipotesi associativa e lamentando presunte violazioni nella rideterminazione della pena e nella mancata concessione delle attenuanti generiche.

I giudici con la toga d’ermellino del cosiddetto Palazzaccio di Piazza Cavour a Roma hanno però rigettato ogni doglianza difensiva, rilevando come la Corte d’Appello milanese nella propria sentenza avesse fornito una motivazione solida, autonoma e priva di vizi logici.

In particolare, la Suprema Corte ha evidenziato come le intercettazioni telefoniche e il flusso di denaro dimostrino la «sistematica e non occasionale adesione del Madeo al disegno illecito».

Con la dichiarazione d’inammissibilità del ricorso, la condanna nei confronti di Christian Madeo diventa dunque irrevocabile.

L’imputato è stato inoltre condannato al pagamento delle spese processuali, al versamento di 3 mila euro alla Cassa delle ammende e alla rifusione delle spese di giudizio in favore delle parti civili costituite:

5 mila euro complessivi per il Fondo salute Sce, Harmonie Mutuelle Italia e Union Harmonie Mutuelles, e 3.686 euro in favore della Società nazionale di mutuo soccorso Cesare Pozzo. direttore@altrepagine.it

Di FABIO BUONOFIGLIO

Classe 1974. Spirito libero, animo inquieto e ribelle. Giornalista. Negli ultimi 25 anni collaboratore e redattore di diverse testate quotidiane e periodiche regionali nel Lazio e nella sua Calabria. Nel 2011 fonda AltrePagine, la propria creatura giornalistica che da allora dirige con grande passione.