
CORIGLIANO-ROSSANO – C’è un solo nome iscritto nel registro degl’indagati per la morte di Carmela Bifano, la pensionata 73enne trovata priva di vita, ieri pomeriggio, nel proprio agrumeto di contrada Torre Voluta a Corigliano-Rossano.
La Procura di Castrovillari ha emesso un decreto di fermo d’indiziato di delitto nei confronti del marito della donna, Pietro Scintu, 76enne originario della Sardegna.
Il provvedimento è arrivato al culmine d’un estenuante interrogatorio-confronto negli uffici del Commissariato di polizia cittadino:
durante l’esame, alla presenza del magistrato di turno, la versione fornita dall’uomo avrebbe mostrato crepe e incongruenze significative, andate a sovrapporsi agli elementi materiali già raccolti dai poliziotti durante i rilievi effettuati sul luogo del delitto.
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Il consorte, che aveva avvisato la polizia riferendo d’avere scoperto il cadavere della moglie, aveva dichiarato sin da subito d’essersi preoccupato ed allarmato nel momento in cui era rientrato nella loro abitazione della Marina di Schiavonea, non trovandola in casa:
una volta arrivato sul posto, ha detto d’aver notato, a distanza, un paio di persone allontanarsi di fretta dal fondo agricolo della moglie, ma avrebbe però fatto in tempo a distinguerne i volti né a cogliere altri particolari utili a identificare chi fossero.
Con ogni probabilità, Scintu è stato smentito dalle celle d’aggancio telefoniche, che avranno invece segnalato la sua presenza proprio sul luogo del delitto negli orari compatibili con la morte della donna.
L’attenzione degl’inquirenti s’era infatti concentrata sulla sfera familiare sin dai momenti immediatamente successivi al ritrovamento del cadavere della Bifano, quando la “pista” del tragico incidente era stata rapidamente accantonata in favore di quella delittuosa dell’omicidio, in questo caso del femminicidio.

I poliziotti sul luogo del delitto
Il corpo della vittima riportava infatti vistosi traumi cranici, compatibili con l’aggressione mediante un corpo contundente:
tra le ipotesi al vaglio c’è quella che la donna possa essere stata colpita ripetutamente con delle pietre, trovate dalla polizia sul posto. Inoltre, il cadavere della povera donna presentava un orecchio tranciato, forse preso a morsi dal suo assassino.
Determinanti per il prosieguo delle indagini saranno i riscontri della perizia medico-legale.
L’autopsia, già disposta dal magistrato titolare del fascicolo d’indagine, dovrà stabilire con esattezza l’ora del decesso, l’arma impiegata e la sequenza precisa dei colpi inferti:
a tal fine, la salma di Carmela Bifano è stata sottoposta a sequestro penale e si trova nell’obitorio dell’ospedale cittadino “Nicola Giannettasio”.
Con l’adozione della misura restrittiva, la ricostruzione degl’inquirenti abbandona la fase esplorativa per muovere verso un quadro accusatorio ben definito.

La vittima stava raccogliendo fichi d’india mentre è stata aggredita a morte?
Nelle prossime ore il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Castrovillari si dovrà esprimere sulla convalida del provvedimento di fermo adottato stamane.
I coniugi Scintu-Bifano hanno un unico figlio, un giovane di 34 anni. È una famiglia benestante, lei non era originaria di Corigliano-Rossano, ma di San Giacomo d’Acri, viveva però a Corigliano da sempre. Proprietaria d’agrumeti e di diversi immobili e appartamenti alla Marina di Schiavonea nella zona della “Perla jonica” dove abitava, alcuni dei quali negli anni affittati a turisti, ma anche a persone di nazionalità straniere.
Ammesso (e non concesso) che l’omicida sia proprio Pietro Scintu, è difficile “decifrare” il movente di questo efferato fatto di sangue. La coppia era affiatata, anche se lui ultimamente appariva un po’ depresso, da quel che riferiscono le persone che conoscono bene la famiglia.
C’è qualcosa che non “quadra”. L’anziano è stato tenuto sotto torchio dagl’inquirenti per diverse ore, ma s’è sempre professato innocente, e, soprattutto, non avrebbe in nessun momento mostrato segni di “cedimento” tendenti a quell’ipotetica “confessione” o “verità” ch’era auspicata dagli stessi inquirenti. direttore@altrepagine.it