Traffici di droga ed estorsioni: la parabola criminale di Giuseppe Scorza finisce sotto i colpi di mitraglietta. Ammazzato quattro anni dopo il padre Maurizio ‘U cacagliu che aspirava al “trono” di boss di Castrovillari

CASSANO JONIO – Che l’omicidio di Giuseppe Scorza (foto) rechi l’indelebile firma della ‘ndrangheta, è fuori da ogni anelito di dubbio.

Può darsi che la sua condanna a morte sia stata “sentenziata” già qualche anno addietro ed eseguita solo oggi. Per motivi fin troppo facili da intuire e immaginare, scandagliando il recente passato criminale del 35enne di Cassano Jonio, figlio di quel pluripregiudicato Maurizio Scorza soprannominato ‘U cacagliu, al quale, a 57 anni d’età, nell’aprile del 2022 la ‘ndrangheta riservò la stessa identica sorte unitamente alla sua nuova moglie di nazionalità tunisina, la 38enne Hedhli Hanene detta Elena, morta da innocente perché al momento dell’agguato si trovava proprio assieme al suo uomo.  

Maurizio Scorza e la giovane moglie tunisina furono ammazzati il 4 aprile del 2022

“Figlio d’arte” criminale

Era figlio d’arte Giuseppe Scorza, come anche il fratello 23enne Leonardo, padre e figli noti alla giustizia per condanne relative a traffici di droga.   

Quando lo ammazzarono, Scorza senior, si scoprì che era sott’intercettazione telefonica proprio in relazione a un’indagine antidroga dei carabinieri e della Procura di Castrovillari. Che due anni dopo la sua morte, nel marzo 2024, vide finire agli arresti 7 persone tra Cassano e Castrovillari, tra cui proprio i due Scorza junior (gl’indagati erano complessivamente 11).

Nel corso di quell’inchiesta, i carabinieri trovarono e sequestrarono 7 chili e duecento grammi di marijuana, 2 pistole un revolver calibro 11 modificato in calibro 36 e una Beretta con matricola abrasa – entrambe ben oleate e perfettamente funzionanti, e ben 191 munizioni di vario calibro sia per fucili che per pistole.

Per Giuseppe Scorza la condanna definitiva era arrivata il 30 gennaio di quest’anno, quando la Suprema Corte di Cassazione dichiarò inammissibile il suo ricorso rendendo irrevocabile la pena di 1 anno e quattro mesi di reclusione e 5 mila euro di multa inflittagli dai giudici di merito della Corte d’Appello di Catanzaro, per la detenzione d’un etto di marijuana che gli era stato sequestrato dai carabinieri e da cui sarebbero state ricavabili 530 dosi medie. I giudici avevano evidenziato come il 35enne fosse inserito in un’ampia rete di spaccio attiva soprattutto nel territorio di Castrovillari, disponendo di canali d’approvvigionamento stabili.

Ancor prima dell’assassinio di suo padre, nel marzo 2021, Giuseppe Scorza – che già di “precedenti” ne aveva – venne arrestato dai carabinieri e finì in carcere per una tentata estorsione aggravata da lui compiuta, e per l’incendio di un’autovettura collegato al suo stesso disegno estorsivo:

ne fu vittima un’imprenditrice cassanese, Rosa Ferraina, titolare del “Lido dei Caraibi” sul litorale di Villapiana e destinataria d’una richiesta estorsiva di 1.500 euro quale corrispettivo d’una millantata guardianìa fornita al lido nella stagione estiva, cui la stessa imprenditrice s’era opposta con fermezza.

Da lì scattò la denuncia e una conseguente attività investigativa d’intercettazione telefonica da parte degl’inquirenti.

L’incendio della Mercedes della titolare del lido, compiuto da Scorza assieme a un altro pregiudicato, era stato nitidamente ripreso da un impianto di video-sorveglianza:

i due erano scesi da un’auto con in mano un bidoncino di liquido infiammabile e poco dopo erano scappati a mani vuote verso la stessa macchina, di proprietà del complice di Scorza.

Dopo, i carabinieri avevano perquisito la casa di Scorza, trovandolo vestito con gli stessi indumenti indossati durante il compimento dell’atto incendiario.

Un frame dell’incendio della Mercedes dell’imprenditrice vittima del racket

Un gruppo criminale “autonomo” non riconosciuto dai capi-‘ndrangheta

Gli Scorza e il loro gruppo d’accoliti criminali pare si muovessero “in autonomia” – ‘U cacagliu pare aspirasse ad accreditarsi sul trono di boss a Castrovillari -, dunque in modo “parallelo” e fuori dai rigidi e schematici canoni dell’organizzazione criminale che domina la vasta area della Sibaritide e del Pollino. Che, forte dell’“autorevolezza” dei capi-‘ndrangheta, governa in regime di monopolio e col pugno di ferro ogni tipo d’attività illecita, non tollerando alcun genere di “concorrenza sleale” o di “intrusione”.

Il progetto di “eliminazione” di Giuseppe Scorza può darsi quindi che venga un po’ da lontano, ma è possibile pure che sia stato decretato in tempi assai più recenti, magari per qualche “sgarro” più “fresco”, magari tanto imperdonabile da doverlo “regolare” subito e con la “soluzione estrema”. Com’è possibile che, magari, per proprie “vie”, Scorza junior abbia potuto scoprire chi sono gli ancora ignoti mandanti e gli esecutori materiali del duplice omicidio di suo padre e della sua donna nordafricana, e abbia in qualche modo palesato un ipotetico disegno di “vendetta”, in tal modo anticipato.

L’agguato all’alba a Lauropoli: ferito il datore di lavoro

Il trentacinquenne alle 5,38 di stamane è stato sorpreso dal suo killer – il commando secondo le prime indagini era composto da almeno due persone – in Via Imbriani, una piccola traversa di Via Fiume nella frazione cassanese di Lauropoli, all’interno della sede della Progitec, la ditta per la quale da qualche tempo lavorava che si occupa di pulizia e cura del verde pubblico cittadino, mentre era intento ad organizzare la giornata assieme al 50enne Renato Elia, titolare e coordinatore della ditta, incensurato ed estraneo a ogni tipo di contesto criminale.

L’azione omicida è stata condotta dall’esterno dell’ufficio con una mitraglietta:

addosso a Scorza, prima di sparire nel nulla, il sicario ha scaricato un intero caricatore, mentre Elia è stato colpito sul fianco destro, molto probabilmente per sbaglio. Quest’ultimo, nonostante le ferite riportate, è riuscito ad abbandonare l’ufficio e a raggiungere il bar poco distante per chiedere aiuto, mentre Scorza era già cadavere. La vittima lascia la moglie e due bambini.

Il luogo teatro del fatto di sangue odierno

Elia è adesso ricoverato nell’ospedale “Ferrari” di Castrovillari dove nelle scorse ore ha subito un intervento chirurgico nel corso del quale i medici gli hanno asportato la milza. Le sue condizioni sono giudicate gravi, ma stabili.

In giornata è emerso che due componenti del commando sono stati ripresi da una telecamera di video-sorveglianza presente nell’area in cui s’è consumato il fatto di sangue, ma, con ogni probabilità, i loro volti erano coperti forse da caschi integrali e le immagini rimaste impresse sulle registrazioni ne hanno consegnato agl’inquirenti soltanto le sagome, le fattezze e il tipo di vestiario che indossavano.

Il magistrato di turno stamane in Procura a Castrovillari, Angela Cioffi, intervenuta sul luogo del delitto unitamente ai carabinieri della Compagnia cassanese e del Reparto operativo del Comando provinciale, potrebbe trasmettere già nelle prossime ore il fascicolo d’indagine alla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro.

Nel frattempo, la salma di Scorza è stata trasferita nell’obitorio dell’Azienda ospedaliero-universitaria “Renato Dulbecco” di Catanzaro per l’autopsia, che verrà eseguita nei prossimi giorni. direttore@altrepagine.it

Di FABIO BUONOFIGLIO

Classe 1974. Spirito libero, animo inquieto e ribelle. Giornalista. Negli ultimi 25 anni collaboratore e redattore di diverse testate quotidiane e periodiche regionali nel Lazio e nella sua Calabria. Nel 2011 fonda AltrePagine, la propria creatura giornalistica che da allora dirige con grande passione.