Il commando entrato in azione all’alba di venerdì è stato ripreso da una o più telecamere, ma indossava caschi integrali

CASSANO JONIO – Due motociclisti perfettamente in regola col codice della strada, che, nonostante il caldo asfissiante di questi giorni, indossavano i prescritti caschi integrali mentre attraversavano quel dedalo di strade e stradine della popolosa frazione di Lauropoli, a Cassano Jonio.

Uno con le mani sul manubrio, l’altro accomodato sul sellino posteriore e nelle mani, pronta, una mitraglietta carica.

Giunti in un punto centralissimo del centro urbano, si sono fermati davanti al portone spalancato d’un magazzino a pianterreno in Via Imbriani, piccola traversa tra Via Fiume e Via Pola.

Nel locale, adibito ad ufficio organizzativo della Progitec, piccola ditta operativa nel settore della manutenzione del verde pubblico cassanese, c’erano due persone. Uno era il titolare, Renato Elia di 50 anni, incensurato e ritenuto estraneo a qualsiasi contesto criminale, l’altro un lavoratore, ma pluripregiudicato per fatti di droga, tentate estorsioni e danneggiamenti, Giuseppe Scorza di 35:

il sicario ha mirato a quest’ultimo, che in una frazione di secondo ha cercato la disperata reazione di salvezza tentando di spostarsi dalla canna di fuoco e piombo che aveva davanti agli occhi, ma non ha avuto scampo, mentre al suo compagno di sventura è andata decisamente meglio, essendo rimasto solo ferito, anche se in modo piuttosto grave, dopo essere stato colpito di striscio da un solo proiettile di quella veloce, fulminea sventagliata durante la quale il killer di Scorza probabilmente ha fatto vomitare l’intero caricatore a sua disposizione.

Missione compiuta, e il commando è sparito in sella allo stesso mezzo.

Un piano omicidiario perfetto, “studiato” certamente per giorni, attraverso l’osservazione e il pedinamento “discreto” dei movimenti e delle abitudini del condannato a morte designato dalla ‘ndrangheta cassanese e del comprensorio della Sibaritide-Pollino.

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Forse più avanti, nella corsa del loro ignoto tragitto, i killer si sono sbarazzati della moto – sicuramente rubata –, data in pasto al fuoco da loro stessi o da più di qualche complice che li attendeva. E a bordo di un’auto “pulita” se ne sono andati per sbarazzarsi anche del vestiario che indossavano e farsi una doccia per cancellarsi di dosso ogni possibile traccia di sparo riconducibile al fatto di sangue.

Un film soltanto parzialmente visualizzato da chi indaga, i carabinieri della Compagnia cassanese, i loro colleghi del Reparto operativo provinciale e il magistrato di turno in Procura a Castrovillari, Angela Cioffi, già nelle ore successive all’alba di venerdì in cui la ‘ndrangheta locale ha consumato il suo ultimo omicidio, il quattordicesimo nel corso degli ultimi otto anni tra Villapiana, Cassano Jonio, Castrovillari e Corigliano-Rossano.

Una telecamera di video-sorveglianza privata situata nei pressi del luogo del delitto, ha ripreso la moto e il commando omicida coi volti coperti.

I carabinieri sul luogo in cui s’è consumato il delitto

Da giovedì stesso, i detective dell’Arma stanno visionando anche le registrazioni d’altri impianti di video-sorveglianza presenti a Lauropoli e nel cassanese per verificare quelle stesse oscure “presenze”, ma soprattutto per individuare il tragitto effettuato appena dopo l’“eliminazione” di Scorza.

Ieri mattina, frattanto, sull’intera Sibaritide era in volo un elicottero dei carabinieri con a bordo qualche esperto investigatore in forza alla Sezione operativa del Reparto territoriale di Corigliano-Rossano:

ha sorvolato l’intero Alto Jonio, abbassandosi di quota in particolare sul territorio cassanese, su quello coriglianese e su quello rossanese, forse proprio alla ricerca di qualche traccia visibile d’incendio della moto usata dai killer in qualche zona di campagna isolata.

Elia, nella tragica alba di venerdì, era riuscito a mettersi in salvo ed era stato soccorso prima dal titolare del vicinissimo bar dov’era fuggito a ripararsi e poi dagli operatori sanitari del 118 che l’avevano immediatamente trasportato nell’ospedale “Ferrari” di Castrovillari dove quel giorno stesso era stato sottoposto a un intervento chirurgico per l’asportazione della milza. Resta in prognosi riservata.

Quella di Scorza, invece, fino al giorno del suo tragico epilogo, era un’esistenza scandita da un’estrema tranquillità, almeno apparentemente:

nulla gli lasciava presagire di poter essere ammazzato proprio come il padre, anch’egli pluripregiudicato, quel Maurizio Scorza soprannominato ‘U cacagliu, vittima, all’età di 57 anni, dell’imboscata dell’aprile 2022 in cui assieme a lui trovò la morte pure la sua seconda moglie, la 38enne di nazionalità tunisina Hedhli Hanene detta Elena.

Fino all’alba di giovedì, Scorza junior aveva continuato a frequentare i soliti posti e a percorrere le strade di sempre, privo di preoccupazioni evidenti e quindi senza alcuna misura di cautela, alla guida della sua motocicletta o della sua Fiat 500X nera, da solo o con la moglie Ilaria e i loro due bambini, Maurizio e Greta.

L’autopsia sulla salma di Scorza è stata affidata alla professoressa Isabella Aquila, direttrice dell’Istituto di Medicina legale dell’azienda ospedaliero-universitaria “Renato Dulbecco” di Catanzaro. Verrà effettuata domani o dopodomani. Il fascicolo d’indagine sta per essere trasmesso dalla Procura di Castrovillari alla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, già allertata sin dalle prime battute dell’omicidio nella persona del sostituto procuratore Alessandro Riello, delegato per gli affari di ‘ndrangheta della Sibaritide. direttore@altrepagine.it

Di FABIO BUONOFIGLIO

Classe 1974. Spirito libero, animo inquieto e ribelle. Giornalista. Negli ultimi 25 anni collaboratore e redattore di diverse testate quotidiane e periodiche regionali nel Lazio e nella sua Calabria. Nel 2011 fonda AltrePagine, la propria creatura giornalistica che da allora dirige con grande passione.