Nel gennaio del 2019 accompagnò da Corigliano a Rossano il 34enne Cristian Filadoro, lui condannato a 18 anni, ad ammazzare a colpi di pistola il 26enne Antonio Barbieri per gelosia della fidanzata

ROMA — Nessuno sconto sul regime detentivo per il 39enne coriglianese Vincenzo Fornataro (nella foto a destra), che sta scontando in carcere una condanna definitiva a 9 anni per concorso nell’omicidio del 26enne rossanese Antonio Barbieri, ammazzato a colpi di pistola allo Scalo rossanese di Corigliano-Rossano la sera del 12 gennaio 2019 per mano del 34enne coriglianese Cristian Filadoro (foto a sinistra), lui condannato definitivo a 18 anni di carcere.

La vittima Antonio Barbieri
La prima sezione penale della Corte di Cassazione, lo scorso 29 maggio – le motivazioni della sentenza sono state depositate il 14 agosto – ha rigettato definitivamente il ricorso presentato contro l’ordinanza del Tribunale di sorveglianza di Catanzaro, confermando che il condannato Fornataro dovrà continuare a scontare la sua pena in carcere.
La vicenda giudiziaria trae origine dall’istanza ch’era stata presentata dalla difesa del condannato, rappresentata dall’avvocato Massimo Ruffo, per ottenere l’esecuzione della pena residua nella forma della detenzione domiciliare ai sensi della Legge 199/2010 (normativa introdotta per far fronte al sovraffollamento carcerario).
L’istanza era stata respinta in prima battuta dal Magistrato di sorveglianza nel mese di settembre dell’anno scorso, e, successivamente, dal Tribunale di sorveglianza di Catanzaro lo scorso mese di febbraio.
Contro l’ordinanza di rigetto, la difesa aveva proposto ricorso per Cassazione articolando quattro motivi principali e insistendo sull’inapplicabilità dell’automatismo preclusivo in presenza di condanna per concorso anomalo e la mancata applicazione delle recenti riforme sull’articolo 4-bis della Legge sull’ordinamento penitenziario, sull’omessa considerazione della liberazione anticipata pendente ai fini del ricalcolo della pena residua, sull’omessa valutazione degli elementi favorevoli e del percorso trattamentale idonei ad escludere la pericolosità sociale attuale, nonché sulla mancata valutazione di prove ritenute dall’avvocato difensore «decisive», con particolare riferimento a un’ordinanza della Corte d’Assise d’appello di Catanzaro del maggio 2022.

Le motivazioni della Suprema Corte
Con la sentenza di rigetto i giudici di legittimità hanno accolto le conclusioni scritte del sostituto procuratore generale presso la Corte di Cassazione, Lucia Odello, dichiarando il ricorso dell’avvocato Ruffo infondato.
Nelle motivazioni, i giudici con la toga d’ermellino hanno chiarito che l’esecuzione della pena in detenzione domiciliare è una modalità speciale prevista per pene brevi o residui di pena non superiori a 18 mesi, riservata a condannati di scarsa pericolosità e soggetta a ben precise preclusioni oggettive. Tra queste preclusioni rientra in modo tassativo la condanna per taluno dei delitti indicati dall’articolo 4-bis della Legge sull’ordinamento penitenziario, ambito nel quale figura anche il reato d’omicidio per il quale Fornataro è stato condannato.
La presenza di tale titolo ostativo impedisce alla radice l’accesso alla detenzione domiciliare speciale, rendendo assorbiti ed irrilevanti tutti gli altri motivi di ricorso legati alla valutazione della pericolosità sociale o della condotta penitenziaria.
L’esito
La Corte ha dunque rigettato il ricorso dell’avvocato Ruffo e condannato Vincenzo Fornataro al pagamento delle spese processuali in Cassazione.

Polizia e operatori sanitari del 118 sul luogo del crimine
L’omicidio Barbieri
Esecutore materiale del delitto fu Filadoro, che Fornataro quella sera aveva accompagnato con la sua Alfa Romeo dall’area urbana di Corigliano a quella di Rossano.
Antonio Barbieri, rossanese ed anch’egli piccolo pregiudicato come allora lo erano tanto Filadoro quanto Fornataro, era stato rinvenuto gravemente ferito dalla polizia all’interno della sua Mercedes parcheggiata in Via Bruno Buozzi, allo Scalo rossanese, la sera dell’agguato. Soccorso, morì quattro giorni dopo nell’ospedale dell’Annunziata di Cosenza.
Movente passionale e di gelosia per l’omicidio:
la fidanzata di Filadoro, una giovane rossanese che lavorava nella panetteria situata proprio di fronte al luogo dell’agguato a Barbieri, in precedenza era stata legata sentimentalmente proprio a quest’ultimo. direttore@altrepagine.it