CORIGLIANO-ROSSANO – Non credono d’essere indagati gl’imprenditori Grillo di Corigliano-Rossano, perciò ci fanno scrivere dal loro avvocato:

«In relazione ai recenti articoli pubblicati sul presunto fenomeno del caporalato in Calabria, si rende necessaria e urgente una netta smentita a tutela dell’onore e della reputazione dei Signori Luigi Antonio Grillo e Umberto Grillo.

I Signori Grillo dichiarano la propria totale ed assoluta estraneità ai fatti riportati dalla cronaca.

A tal fine, si precisa che ad oggi non è stato notificato loro alcun atto giudiziario — né informazione di garanzia né avviso di conclusione delle indagini preliminari — riferibile alle vicende in questione.

Nel ribadire il massimo rispetto per il lavoro della Magistratura e degli organi inquirenti, e confidando che venga fatta immediata e piena luce sui fatti, si diffida chiunque dal proseguire nella diffusione di notizie non verificate, incomplete o lesive della dignità personale e professionale dei Signori Grillo.

Si preannuncia fin d’ora il ricorso alle opportune azioni legali, sia in sede civile che penale, a tutela dei loro diritti e della loro immagine.

Avv. Santo Mario Servidio».

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Il fenomeno del caporalato nel mondo del lavoro, in Calabria, è tutt’altro che «presunto», soprattutto nel settore agricolo.

I signori Grillo dovranno difendersi in un eventuale processo nei loro confronti e non già dalle notizie diffuse dalla nostra testata giornalistica.

Che ai signori Grillo non sia stato al momento notificato alcun atto giudiziario, è un problema solo dei signori Grillo e non certo di chi, per lavoro, s’occupa di cronaca – in questo caso di cronaca giudiziaria – come la nostra testata giornalistica. Che dunque respinge al mittente tanto la «diffida» a non occuparci più d’un caso d’evidente interesse pubblico, quanto la minaccia d’azioni giudiziarie civili e penali nei nostri confronti da parte dei signori Grillo.

Le notizie, infatti, sono perfettamente verificate, complete e assolutamente non lesive d’alcunché, dal momento che esse rientrano appieno nel nostro sacrosanto diritto di cronaca.

Per quanto ci riguarda, i signori Grillo sono presunti innocenti e lo saranno fino alla definizione ultima dell’eventuale processo nei loro confronti.   

Ora vediamo il ruolo che i magistrati della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro attribuiscono ai signori Grillo nella rete del caporalato e dello sfruttamento agricolo nella Piana di Sibari.

Nell’articolato sistema d’intermediazione illecita e sfruttamento della manodopera messo in luce dalle indagini, infatti, tra le numerose aziende agricole e i numerosi imprenditori coinvolti nell’inchiesta figurano ben tre membri della famiglia Grillo e la relativa compagine societaria “Grillo ful srl”. Cui vengono contestati, a vario titolo, i reati d’intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro in concorso, tutti aggravati:

si tratta di Luigi Antonio Grillo detto Gino di 53 anni in qualità d’amministratore della società, di Umberto Grillo di 56 in qualità di socio, e di Davide Grillo di 38 in qualità di socio di fatto e collaboratore aziendale.

Il meccanismo e la collaborazione coi “caporali”

Secondo quanto ricostruito dagl’inquirenti e dettagliato nel capo 17 della rubrica d’imputazione, i Grillo avrebbero operato in concorso con intermediari d’origine pakistana (tra cui Afzaal Muhammad, Naveed Hussain e Subhani Zain, indagati anch’essi ovviamente) per il reclutamento e l’impiego di lavoratori extracomunitari – in maggioranza pakistani, afghani ed africani – destinati alla raccolta degli agrumi nei terreni di Corigliano-Rossano (per esempio in contrada Foggia) e nel resto della Piana di Sibari.

Le indagini e i controlli ispettivi condotti dal Nucleo ispettorato del lavoro dei carabinieri di Cosenza (in particolare l’accesso del 14 gennaio 2021) hanno evidenziato condizioni di grave sfruttamento lavorativo, con retribuzioni sottosoglia e pagamenti irregolari. Ai braccianti sarebbero state infatti corrisposte retribuzioni palesemente difformi dai contratti collettivi nazionali e territoriali (pari a circa 30-35 euro a giornata).

Per la quota non tracciata o eccedente, l’intermediario/caporale avrebbe trattenuto la differenza quale compenso per la propria attività d’intermediazione illecita. Non solo. Vengono anche contestate violazioni delle norme sull’orario di lavoro e sui riposi, coi turni che si protraevano continuativamente dalle 7 del mattino fino alle 16 circa, senza il rispetto dei riposi settimanali, delle ferie o dei congedi per malattia, oltre alla mancanza di sicurezza sul lavoro, con violazioni in materia di salute e sicurezza dei lavoratori.

I braccianti ingaggiati dai Grillo, inoltre, avrebbero alloggiato in abitazioni precarie e fatiscenti (pagando dai 2 ai 5 euro al giorno) e sarebbero stati trasportati negli agrumeti in condizioni di sovrannumero e di pericolo.

Il caporale, infine, avrebbe annotato le ore lavorate e i compensi spettanti su appositi taccuini per rendicontare la contabilità agl’imprenditori.

Le contestazioni e le aggravanti

La posizione dei Grillo nell’inchiesta s’inquadra nei reati di sfruttamento aggravato.

Il reato risulta contestato con le aggravanti d’aver reclutato e impiegato un numero di lavoratori superiore a tre (con picchi fino a 30 o più braccianti coinvolti nel periodo contestato) e d’aver condotto le attività in modo continuativo tra il mese di dicembre del 2020 e il mese di febbraio del 2021.

L’attività investigativa è corroborata da numerosissime intercettazioni telefoniche, da servizi di pedinamento e appostamento a riscontro e da altri elementi probatori di carattere documentale. direttore@altrepagine.it

Di FABIO BUONOFIGLIO

Classe 1974. Spirito libero, animo inquieto e ribelle. Giornalista. Negli ultimi 25 anni collaboratore e redattore di diverse testate quotidiane e periodiche regionali nel Lazio e nella sua Calabria. Nel 2011 fonda AltrePagine, la propria creatura giornalistica che da allora dirige con grande passione.