
di Dino Galoppone (fratello maggiore di Pino e cugino di Rino Galoppino)
All’Arsac, evidentemente, la vanità non è di casa. I vertici dell’Azienda regionale per lo sviluppo dell’agricoltura calabrese non hanno alcun bisogno di apparire, di finire sui giornali, in televisione o sui social. Ci mancherebbe.
È solo che, casualmente, la macchina della comunicazione sembra girare parecchio. E anche a pieno regime.
Nei prospetti riportati nel documento, tra gennaio e settembre 2026, compaiono quasi un milione e quattrocentomila euro per attività che comprendono pubblicità, servizi giornalistici e televisivi, social media, grafica, marketing, media partnership, fiere, eventi e promozione.

Promuovere l’agricoltura calabrese è certamente legittimo, anzi doveroso, ma a forza di comunicare il rischio è che a essere promossa non sia soltanto l’agricoltura, bensì anche l’Arsac stessa. E sui social, diciamolo, ormai l’ente sembra avere una presenza quasi da influencer. Post, foto, comunicati, iniziative, partecipazioni, eventi:
una presenza talmente costante da rischiare di ingolfare il traffico digitale.
Apri Facebook e trovi l’Arsac. Vai su Instagram e magari eccola lì. Scorri le notizie e compare qualche altra iniziativa. Insomma, più che un ente per lo sviluppo dell’agricoltura, a momenti sembra una redazione multimediale con un debole per la prima pagina.
Vanitosi?
Assolutamente no.
Diciamo che hanno semplicemente un rapporto molto intenso con la comunicazione. Talmente intenso che viene quasi da chiedersi se siano gli agricoltori calabresi ad avere bisogno di maggiore visibilità oppure se, ogni tanto, sia l’Arsac ad avere bisogno di ricordare a tutti che esiste. E sia chiaro:
nessuna delle singole spese dimostra, da sola, un uso improprio delle risorse. Il documento stesso invita a distinguere tra comunicazione, pubblicità, fiere, eventi, servizi giornalistici e social media.

Però quasi un milione e quattrocentomila euro in nove mesi sono una cifra che qualche domanda la fa nascere.
Per esempio:
quanti nuovi mercati?
Quanti buyer?
Quante imprese agricole hanno beneficiato concretamente di questa enorme esposizione mediatica?
Perché una cosa è promuovere la Calabria che produce, un’altra è rischiare di trasformare la promozione in una continua promozione di chi dovrebbe occuparsi della Calabria che produce.
No, tranquilli:
non sono vanitosi.
È soltanto che, quando spendi così tanto per raccontarti, diventa difficile sostenere che non ti piaccia proprio per niente stare sotto i riflettori… dino.galoppone@altrepagine.it