ROMA – Nessuno sconto di pena e niente prescrizione in extremis.

La settima sezione penale della Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi presentati dal 49enne Cosimo Donato detto Topo, dal 50enne Faustino Campilongo detto Panzetta e dal 34enne Salvatore Donato, tutt’e tre di Firmo, i primi due in carcere già da una decina d’anni e definitivamente condannati all’ergastolo per aver partecipato al triplice omicidio di ‘ndrangheta del 16 gennaio 2014 in cui morì a colpi di pistola e poi fu bruciato all’interno dell’abitacolo d’una Fiat Punto insieme al nonno 52enne Giuseppe detto Peppe Iannicelli di Cassano Jonio ed alla 27enne compagna marocchina Ibtissam Touss detta Betty, pure il piccolo Nicola Campolongo detto Cocò d’appena 3 anni, nipotino di Iannicelli, noto trafficante di droga.

La strage ‘ndranghetista compiuta nella rurale e sperduta contrada Fiego di Cassano Jonio i cui mandanti ed esecutori materiali sono tuttora ignoti, al contrario di Topo e Panzetta che dalle risultanze processuali sono coloro i quali diedero fuoco all’utilitaria per distruggervi all’interno i cadaveri dei tre uccisi a pistolettate da un commando di sicari.

“Peppe” Iannicelli e “Betty” Touss

Topo, Panzetta e il più giovane Donato avevano formalizzato ricorso in Cassazione chiedendo che venisse applicata anche nei loro confronti la prescrizione d’un reato già concessa a una loro coimputata, la 47enne Vittoria Bellusci moglie di Topo, ma i giudici del Palazzaccio hanno ritenuto la richiesta del tutto priva di fondamento legale.

I fatti e la decisione

La vicenda passata al vaglio della Cassazione lo scorso 24 giugno – la cui motivata ordinanza è stata depositata il 25 settembre – trae origine da una complessa indagine penale per i reati di tentata estorsione in concorso e violenza privata.

In primo grado, i tre imputati erano stati condannati dal Tribunale di Castrovillari. Tuttavia, al momento della presentazione del ricorso in Corte d’Appello a Catanzaro, le loro impugnazioni erano state giudicate inammissibili perché depositate oltre i termini stabiliti dalla legge. Di conseguenza, la condanna nei loro confronti era divenuta definitiva e irrevocabile già il 10 settembre 2018.

Giudici della Cassazione

Il tentativo di ricorso e la risposta degli ermellini

Nonostante la definitività della condanna, i legali della difesa hanno tentato un ultimo ricorso dinanzi alla Suprema Corte di Cassazione. La tesi difensiva faceva leva sull’effetto estensivo dell’impugnazione, chiedendo che venisse estesa ai tre la declaratoria d’estinzione del reato di violenza privata per prescrizione, beneficio ch’era stato invece riconosciuto alla moglie di Topo.

La Cassazione ha chiarito in modo netto la questione giuridica:

la prescrizione non può essere applicata a chi non ha presentato un appello tempestivo, se il giudicato di colpevolezza s’è formato prima che maturassero i termini di prescrizione stessi. Nel caso specifico, la sentenza per i tre era passata in giudicato nel 2018, mentre la prescrizione del reato s’è compiuta solo il 20 ottobre 2022.

La condanna alle spese

A seguito del verdetto della Suprema Corte, la posizione processuale dei tre si chiude definitivamente. Oltre a dovere scontare la pena stabilita nei precedenti gradi di giudizio per tentata estorsione e violenza privata, Cosimo Donato, Faustino Campilongo e Salvatore Donato sono stati condannati anche al pagamento delle spese processuali e al versamento d’una sanzione pecuniaria di 3 mila euro ciascuno in favore della Cassa delle ammende. direttore@altrepagine.it

Di FABIO BUONOFIGLIO

Classe 1974. Spirito libero, animo inquieto e ribelle. Giornalista. Negli ultimi 25 anni collaboratore e redattore di diverse testate quotidiane e periodiche regionali nel Lazio e nella sua Calabria. Nel 2011 fonda AltrePagine, la propria creatura giornalistica che da allora dirige con grande passione.