CASTROVILLARI – Accuse incrociate dopo la fine del matrimonio, ma la falsità delle denunce non è provata e cade l’ipotesi di calunnia per una donna coriglianese di Corigliano-Rossano.

Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Castrovillari ha infatti disposto l’archiviazione del procedimento penale a carico della 47enne Mariarosaria Caputo, mettendo la parola fine a una vicenda giudiziaria nata dalle macerie d’un rapporto matrimoniale oramai naufragato.

La vicenda trae origine dalla querela presentata da M.V., ex marito della donna, ai carabinieri:

l’uomo aveva accusato l’ex coniuge di calunnia, sostenendo d’essere stato falsamente incolpato dei reati di lesioni personali e minacce a seguito d’un acceso episodio avvenuto nella frazione marina di Schiavonea il 23 settembre 2024.

A supporto della propria tesi, l’uomo aveva prodotto la testimonianza d’un presente, documentazione medica e un referto fotografico volto a dimostrare le lesioni riportate.

In sede di camera di consiglio, la difesa della donna – sostenuta dall’avvocato Giuseppe Vena – ha tuttavia offerto una ricostruzione diametralmente opposta, evidenziando il quadro di profonda e marcata conflittualità che caratterizzava i rapporti tra i due ex coniugi. Un contesto contrassegnato da reciproci addebiti e versioni del tutto inconciliabili dei medesimi fatti.

Secondo quanto emerso dagli atti, non è stato possibile riscontrare col necessario grado d’attendibilità l’oggettiva falsità delle dichiarazioni rese a suo tempo dalla donna. Di conseguenza, è venuta a mancare la prova dell’elemento costitutivo del reato di calunnia, rendendo un’ulteriore indagine suppletiva del tutto inidonea a garantire una ragionevole previsione di condanna in un eventuale processo.

Accogliendo la tesi difensiva e sciogliendo la riserva, il gip ha dunque ordinato l’archiviazione del fascicolo, disponendo la restituzione degli atti al pubblico ministero. redazione@altrepagine.it