di Fabio Buonofiglio

C’è la condanna definitiva nei confronti del coriglianese Natale Gencarelli, 50 anni, alias Capu e chiuvu (foto), per associazione a delinquere nonché per la tentata estorsione ai danni dei titolari della macelleria Conforti di contrada Colucci nel Comune di San Giorgio Albanese al confine col Comune di Corigliano-Rossano, a seguito d’un atto intimidatorio che era stato perpetrato davanti all’ingresso del noto esercizio commerciale.

 

Su Gencarelli, infatti, lo scorso 17 febbraio, si sono pronunciati i giudici di legittimità della seconda sezione penale della suprema Corte di Cassazione.

 

Gli ermellini, in pratica, dichiarando inammissibile il ricorso presentato dal difensore dell’imputato, l’avvocato Enzo Belvedere del foro di Cosenza, hanno confermato la condanna a 3 anni e due mesi di reclusione inflitta al 50enne dai giudici della Corte d’appello di Catanzaro il 9 settembre del 2019.

 

Il cosiddetto “palazzaccio” di Roma sede della suprema Corte di Cassazione

 

Il processo a Gencarelli era uno stralcio del processo denominato “Tribunale”, il cui dibattimento è tuttora in corso nei confronti d’altri 20 imputati dinanzi ai giudici del Tribunale di Castrovillari.

Gencarelli, infatti, già in primo grado aveva scelto d’essere giudicato col rito abbreviato. Coi giudici castrovillaresi che l’avevano condannato a 4 anni e sei mesi, sentenza poi riformata in appello.

 

Il 26 marzo del 2016, vigilia di Pasqua, Gencarelli era stato arrestato dai carabinieri della Compagnia coriglianese in flagranza, proprio mentre s’era presentato nella macelleria Conforti per riscuotere l’“anticipo” di mille euro d’una richiesta estorsiva pari a 5 mila all’imprenditore Giuliano Conforti.

 

Era stato lo stesso Conforti a denunciarlo, e di concerto con gli “sbirri” gli aveva dato appuntamento per la consegna del “pizzo”.

Con la dichiarazione d’inammissibilità del ricorso per Cassazione, Gencarelli è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e ad un’ammenda di 2 mila euro.

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