Peppino Garasto, «coriglianese doc», ha 76 anni e vive da solo: da qualche mese non può avere il medico di base e rischia di perdere la propria pensione. Ecco perché    

CORIGLIANO-ROSSANO – Dalle leggi dello Stato alle ordinanze comunali dei sindaci, spesso o talvolta capita che le regole siano deboli coi forti e forti coi deboli.

La storia che vi raccontiamo oggi è un caso umano, forse unico nel suo genere, nonostante di situazioni simili o uguali a questa certamente ve ne sono a decine, se non a centinaia, ma i più hanno sicuramente trovato una via per aggirare l’”ostacolo”, un grosso ostacolo. E anche Giuseppe Garasto (foto) era riuscito a trovare la sua “scappatoia”, fino a pochi mesi or sono.

Giuseppe detto “Peppino” Garasto ha 76 anni, è un cittadino italiano e un «coriglianese doc», come egli stesso ama definirsi in quanto figlio di coriglianesi nato e cresciuto nel centro storico.

«Da tantissimi anni sono vedovo, e, dopo la perdita di mia moglie, ho avuto una relazione sentimentale e una lunga convivenza con una donna che poi ha deciso di troncare il rapporto», si racconta.

Dove v’eravate stabiliti?

«Io non possiedo una casa, perciò abitavamo nella casa di sua proprietà, in contrada Torricella».

Poi lei ha dovuto lasciarla, quella casa.

«Esatto. E il mio problema è cominciato proprio da quel momento…».

Ci faccia capire.

«Nella casa della mia ex convivente io avevo formalmente preso la residenza in Comune, ma una volta terminata la nostra relazione, lei si recò in Municipio e mi fece cancellare».

E dove ha preso la nuova residenza?

«Per qualche tempo da nessuna parte».

Che vuol dire, la ospitava qualcuno?

«No. Ho preso una casa in affitto in contrada Fabrizio, ed è la casa dove tuttora abito, in Via Tirana, ma non posso ottenere la residenza».

Perché? Che problema c’è?

«Si tratta d’una casa abusiva, costruita senza permesso edilizio come tutta contrada Fabrizio e tante altre intere zone di Corigliano, un abuso non sanato perché evidentemente non è possibile, altrimenti il proprietario l’avrebbe fatto, quindi la casa è priva del certificato d’agibilità da parte del Comune. E l’Anagrafe comunale lì non può assegnarmi la residenza proprio per questo motivo.

Ci sono stato più volte ultimamente all’Anagrafe, ma non possono fare nulla».

Quindi lei è da anni che non ha più la residenza?

«No: nell’impossibilità d’ottenerla, mi venne poi incontro un caro amico, vedovo e da solo come me, che mi permise di stabilire la residenza nella sua abitazione di Via Parigi, sempre in contrada Fabrizio, anche se io ho continuato a vivere nella casa di Via Tirana che ho in affitto».

Problema risolto, quindi…

«Fino a quando purtroppo non è morto il mio amico, sì. Dopo la sua morte, avvenuta qualche mese fa, le cose sono cambiate, perché la figlia del mio amico che non vive qui ha messo in vendita la casa e in Municipio m’ha cancellato la residenza. Ed io sono tornato ad essere un “irreperibile”.

Però in Via Tirana, dove abito senza avervi la residenza, ho intestato il contratto per la fornitura dell’energia elettrica per la quale pago le bollette».

Lei vive di pensione, ovviamente. 

«Sì, ma adesso rischio di perderla!».

E perché?!

«Proprio per il fatto di non avere la residenza. L’Istituto nazionale della previdenza sociale di tanto in tanto chiede il certificato d’esistenza in vita per potermi continuare a pagare la pensione, e tale certificato lo rilascia il Comune “di residenza”.

Io al momento ho la Carta d’Identità in corso di validità con la residenza in Via Parigi, nella casa che fu del mio compianto amico, ma all’Anagrafe del Comune di Corigliano-Rossano non esisto più né in Via Parigi né in Via Tirana, né da nessun’altra parte.

Io respiro, esisto, ma per il Comune dove vivo e per lo Stato italiano sono un “irreperibile”, un fantasma quasi, il fantasma di me stesso».

Un dramma…

«Più che un dramma è una tragedia, la mia.

Sa perché?

Da quando non ho più la residenza, io non posso avere più neanche il medico di base, l’assistenza sanitaria di base, capisce, neanche il medico per farmi scrivere le ricette per le medicine posso avere più.

Qualcuno mi aiuti a trovare una soluzione…». direttore@altrepagine.it

Di FABIO BUONOFIGLIO

Classe 1974. Spirito libero, animo inquieto e ribelle. Giornalista. Negli ultimi 20 anni collaboratore e redattore di diverse testate quotidiane e periodiche regionali nel Lazio e nella sua Calabria. Nel 2011 fonda AltrePagine, la propria creatura giornalistica che da allora dirige con grande passione.

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