Quando nella primavera del 2011 decidemmo di dare vita ad AltrePagine e ci recammo nel fu Tribunale di Rossano per formalizzare la registrazione della testata giornalistica nell’apposito elenco della stampa, ovviamente con meno maturità rispetto ad oggi, ma con la stessa consapevolezza odierna, avevamo in testa proprio il giornale che leggete quotidianamente.

Vale a dire: un giornale autenticamente libero, diverso, differente, insolito, inconsueto, difforme, opposto, antitetico, eterodosso.

Gli anni della formazione nell’Agenzia Giornalistica Italia a Roma, e, soprattutto, il decennio filato in Gazzetta del Sud qui in Calabria, nella nostra Sibaritide, e poi di nuovo a Roma nel diffusissimo settimanale Tiburno e poi di nuovo nella nostra Calabria in Cronache del Garantista, oltre a varie e svariate collaborazioni qui ed altrove, ci sono stati assai utili, ma nel corso d’oltre 20 anni si sono rivelati utilissimi anche a farci comprendere appieno il concetto di giornalismo che in questi ultimi 11 anni abbiamo sviluppato e praticato. In modo autonomo, indipendente, libero, proprio in questo giornale da noi stessi diretto.

Chi ci legge e negli anni ha imparato a conoscerci, sa bene che nella variegata offerta giornalistica della Sibaritide l’unico giornale immune dal semplice e semplicistico “copia e incolla” degli oramai onnipresenti comunicati stampa, è AltrePagine. Ed è una regola, la nostra, che vale tanto per la cronaca nera e giudiziaria (ambiti assai privilegiati da queste pagine, come tutti sanno) quanto per la cronaca d’attualità amministrativa e politica, e per la cultura.

La regola, infatti, per noialtri, è entrare nelle viscere della notizia e sviscerarla per i lettori, perché la nostra concezione del giornalismo c’impone di non lavorare in superficie, bensì d’immergerci per far emergere. E quasi sempre, in tali immersioni, mettiamo le mani nella merda o se preferite nella melma sommersa e ve le portiamo a galla.

Per questo c’è chi ci disprezza e ci odia: perché a mettere le mani nella loro merda o in quella di loro stretti o meno prossimi parenti, amici, sodali di malavita o di malapolitica oppure di malavita politica, qui nella Sibaritide siamo gli unici, non ve ne sono altri.

Quelli che con la merda non hanno nulla a che fare, al contrario, non solo ci leggono al pari di quelli che ci disprezzano e ci odiano, ma ci apprezzano e talvolta scopriamo con piacere che ci amano.

Tornando a quanti ci disprezzano e ci odiano, sorridiamo leggendo qua e là su Facebook i continui quanto maldestri tentativi di denigrazione, di minimizzazione generai-generica delle «fesserie» riportate da AltrePagine, mai smentite o confutate dai diretti interessati da quelle nostre stesse notizie, la spregiativa definizione di «pettegolezzi da comare al caminetto a mezzo blog» di notizie non soltanto vere, ma documentate, anzi certificate fino all’osso, da parte di qualche imbecille che vorrebbe prendessimo lezioni di giornalismo da lui stesso, dal sindaco di cui è cortigiano o dagli assessori e consiglieri comunali di quella stessa corte.

Il pensiero d’una grande giornalista e scrittrice eterodossa

Se è vero – com’è vero – quel che sosteneva Umberto Eco e cioè che «i social hanno dato diritto di parola a legioni d’imbecilli», ecco che in questo chiacchiericcio ad esporsi senza vergogna alcuna, anzi con gran faccia tosta, ci offre lezioni di giornalismo aggratis ora la dottoressa ogni riccio un capriccio cui per uno scambio politico-elettorale le organizzarono un concorso pubblico ad personam per imboscarla in ospedale, ora quella che in verità potrebbe ad ottimo titolo insegnarci qualche sua originale variante della fellatio cara agli antichi e viziosi latini, ora il fratello e la cugina del condannato definitivo per omicidi di ‘ndrangheta e detenuto modello, cui però hanno negato il “permesso premio” mentre la cugina le fa da “avvocato” su Facebook perché «quello tutto è tranne che un giornalista», mentre tra i vicoli della marina declama poesie e prose dei vari Trilussa locali assieme agli amici dell’arte della masturbazione, oppure il fratello del sommelier della cocaina condannato definitivo per ’ndrangheta e narcotraffico e una volta uscito di galera diventato amico di selfie di qualche giovane impostore affacciatosi con successo alle elezioni.

Che dire poi dell’ex assessora “comunista” finita in un’inchiesta del procuratore Gratteri per truffa all’Inps perché dopo l’assessorato s’era data falsa bracciante agricola in un’azienda della ‘ndrangheta, e che, finita in cronaca, incontrandoci qualche mese fa in un pubblico esercizio commerciale s’è persino concessa la licenza d’una velenosa battuta nei nostri confronti…

Insomma, le tipologie sono tali e tante che tra esse vi sono persino diversi soggetti che, in talune spiacevoli quanto gravi circostanze connesse proprio al nostro lavoro, hanno avuto anche l’ardire d’inviarci messaggi pubblici e privati di solidarietà! direttore@altrepagine.it

Di FABIO BUONOFIGLIO

Classe 1974. Spirito libero, animo inquieto e ribelle. Giornalista. Negli ultimi 20 anni collaboratore e redattore di diverse testate quotidiane e periodiche regionali nel Lazio e nella sua Calabria. Nel 2011 fonda AltrePagine, la propria creatura giornalistica che da allora dirige con grande passione.