Sequestrato l’intero stabilimento industriale. L’operazione dei carabinieri forestali è stata ordinata dalla Procura distrettuale Antimafia di Catanzaro

Stamane, a Corigliano-Rossano, i carabinieri forestali di Cosenza hanno eseguito due misure cautelari e il sequestro di un’intero stabilimento di produzione industriale ubicato in contrada Ierpietro, la cosiddetta “strada delle fornaci” che scorre lungo il vecchio tracciato della Strada statale 106 che dal centro storico coriglianese conduce nel rossanese.

I due arresti e il sequestro sono stati disposti dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Catanzaro su richiesta della Procura distrettuale Antimafia diretta da Nicola Gratteri.

Si tratta della nota azienda coriglianese di produzione laterizi “Cotto Madeo”, i cui titolari sono dunque finiti in manette: Agostino Madeo, di 50 anni, e Domenico Madeo, di 47. Entrambi gl’imprenditori arrestati sono ristretti ai domiciliari.

Tutto è partito da una denuncia per odori molesti

L’accusa è d’avere posto in essere attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti. La complessa attività d’indagine condotta da carabinieri forestali ha avuto origine da una denuncia per odori molesti. Gl’investigatori si sono avvalsi d’intercettazioni telefoniche e d’attività di video-sorveglianza, supportate da una minuziosa attività di riscontro documentale e dalle classiche attività di pedinamento.

Un traffico da mezz’Italia che avrebbe permesso di guadagnare illecitamente oltre un milione di euro l’anno

A fronte di un’autorizzazione che consentiva di trattare fanghi industriali per la produzione di laterizi, la presunta attività di traffico illecito di rifiuti sarebbe avvenuta smaltendo, illecitamente, ingenti quantitativi di fanghi industriali nei terreni circostanti lo stabilimento, realizzando, di fatto, un’enorme discarica di rifiuti speciali rappresentati da fanghi d’origine industriale provenienti da attività di depurazione.

Sarebbero stati accumulati sui terreni di pertinenza dell’azienda quasi 19 mila tonnellate di fanghi d’origine industriale, provenienti da aziende con sedi in Campania, Valle d’Aosta, Basilicata, Calabria, Lazio, Emilia Romagna, Abruzzo e Puglia, scaricando 623 cassoni colmi di fanghi per un totale di 491 trasporti accertati.

I fanghi in arrivo, anche privi delle caratteristiche chimico-fisiche imposte dalla normativa tecnica e d’odore sgradevole, anziché essere trattati per ottenere dal materiale conferito la cosiddetta argilla ecologica, sarebbero stati mescolati direttamente con altri fanghi precedentemente conferiti e con minimi quantitativi d’argilla, e quindi smaltiti sui terreni a fondo naturale dell’azienda.

L’ingente quantitativo di rifiuti smaltito ha determinato una modifica della morfologia dei terreni creando importanti rialzi. Le attività investigative hanno permesso di stimare un incasso superiore al milione di euro annuo per il conferimento dei fanghi. redazione@altrepagine.it