Il suo nome è noto alle cronache per il proprio coinvolgimento in una serie d’inchieste giudiziarie.

Una addirittura in Spagna, per un’associazione criminale finalizzata ad organizzare e a compiere truffe commerciali e non solo, proprio nella nazione iberica; un’altra della Procura distrettuale Antimafia di Potenza per la sua ritenuta vicinanza al 52enne boss di ‘ndrangheta coriglianese Filippo Solimando, quest’ultimo condannato definitivo a 20 anni di carcere per traffico intercontinentale di sostanze stupefacenti e detenuto in regime di 41-bis nel carcere di Opera a Milano. Per citarne solo un paio.

Condannato in Cassazione

Il 30enne coriglianese Francesco Capalbo, “ufficialmente” commerciante d’agrumi e d’altri prodotti ortofrutticoli, residente in contrada Mandria del Forno di Corigliano-Rossano, il 23 settembre dell’anno scorso era stato condannato dai giudici della Corte d’Appello di Napoli per una truffa da oltre 35 mila euro compiuta ai danni d’un imprenditore agricolo del Napoletano, tale Giovanni Salvatore Antonio Pavia.

I togati partenopei, in pratica, avevano confermato la sentenza di condanna inflittagli già in primo grado, per avere acquisito in modo fraudolento la fiducia dell’imprenditore e d’avere ottenuto la spedizione di prodotti ortofrutticoli che poi in alcun modo aveva mai pagato.

Lo scorso 29 aprile la condanna è divenuta definitiva in Cassazione, per effetto della dichiarata inammissibilità del relativo ricorso da parte dei supremi giudici dell’ordinamento italiano.

Oltre alla definitiva condanna, gli “ermellini” della seconda sezione penale del “palazzaccio” di Piazza Cavour a Roma hanno condannato Capalbo anche al pagamento delle spese processuali, a 3 mila euro d’ammenda e a 3510 euro per la rifusione delle spese di difesa sostenute dall’imprenditore napoletano che s’era costituito parte civile in giudizio. Le motivazioni della sentenza sono state depositate nella giornata di ieri. redazione@altrepagine.it