Ieri sera i carabinieri hanno notificato al 50enne un decreto di fermo unitamente al ritenuto complice, il 38enne Giorgio Arturi. Assieme avrebbero imposto il “pizzo” al titolare d’un bar-kebaberia-rosticceria di Piazzetta Portofino a Schiavonea

Finì in carcere per la prima volta il 21 luglio del 2010, nell’ambito della maxi-operazione anti-’ndrangheta condotta dalla Direzione distrettuale Antimafia di Catanzaro denominata “Santa Tecla”, assieme ad altre 66 persone tra le quali il fratello ch’era detenuto già da un anno in regime di carcere duro al 41-bis nell’ambito della precedente maxi-operazione anti-‘ndrangheta della stessa Dda catanzarese battezzata “Timpone Rosso”.

Fabio Barilari (foto a destra), 50enne coriglianese di Corigliano-Rossano, era tornato in libertà anticipata – e vigilata – da un paio d’anni, dopo avere scontato in carcere quasi tutta la propria condanna definitiva a 12 anni per associazione mafiosa finalizzata alle estorsioni.

Mentre il fratello 52enne, Maurizio Barilari (foto a sinistra), sta scontando le proprie rispettive condanne definitive, la prima a 28 anni relativa al maxi-processo “Timpone Rosso” in cui tra l’altro è stato riconosciuto responsabile d’avere partecipato a ben 3 omicidi di ’ndrangheta compiuti a Corigliano nei primi anni Duemila, l’altra a 19 anni e sei mesi proprio nel maxi-processo “Santa Tecla” che l’accomuna al fratello minore.

Secondo i giudici, fino al 2009 Maurizio Barilari è stato il capo-‘ndrina di Corigliano. Un boss importante e fedelissimo alleato dei capi del locale di ’ndrangheta cosiddetto “degli zingari” di Cassano Jonio che dominava incontrastato nell’intero vasto comprensorio della Piana di Sibari. E proprio per questo, ininterrottamente dall’estate del 2009 è detenuto al 41-bis, attualmente nel carcere di massima sicurezza de L’Aquila.

I fratelli Barilari sono stati condannati fino in Cassazione

Il suo germano Fabio, invece, aveva trascorso la propria detenzione ordinaria tra i penitenziari di Catanzaro e di Melfi. Dopo la scarcerazione era tornato a vivere da uomo libero allo Scalo coriglianese.

Dopo due anni di nuovo in cella

Da ieri sera Fabio Barilari è ritornato in cella, nel carcere di Castrovillari. L’hanno arrestato i carabinieri in forza alla Sezione operativa del Reparto territoriale diretto dal colonnello Raffaele Giovinazzo.

Gli uomini dell’Arma gli hanno notificato un decreto di fermo d’indiziato di delitto con l’accusa d’estorsione, unitamente a un suo ritenuto complice, il 38enne coriglianese Giorgio Arturi di contrada Fabrizio, pregiudicato con precedenti per droga.

Il provvedimento urgente relativo ai due fermi è stato spiccato dalla Procura di Castrovillari diretta da Alessandro D’Alessio. Secondo le accuse, Fabio Barilari e Giorgio Arturi sarebbero stati protagonisti d’alcuni recentissimi episodi di natura estorsiva, col “pizzo” imposto a un 35enne del luogo titolare d’un frequentato bar-kebaberia-rosticceria di Piazzetta Portofino, il luogo più frequentato della movida estiva di Corigliano-Rossano.

Episodi sui quali proprio negli ultimi giorni avevano indagato i detective della Benemerita, a seguito d’alcuni strani “movimenti” dei due fermati che li avevano insospettiti.

Il Tribunale di Castrovillari

Nelle prossime ore i fermi dovranno essere convalidati dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Castrovillari, ma gli atti d’indagine potrebbero presto essere trasmessi per competenza alla Procura distrettuale Antimafia di Catanzaro diretta da Nicola Gratteri. direttore@altrepagine.it

Di FABIO BUONOFIGLIO

Classe 1974. Spirito libero, animo inquieto e ribelle. Giornalista. Negli ultimi 20 anni collaboratore e redattore di diverse testate quotidiane e periodiche regionali nel Lazio e nella sua Calabria. Nel 2011 fonda AltrePagine, la propria creatura giornalistica che da allora dirige con grande passione.