È del tutto naturale che il sentimento popolare e politico avverso alla fusione tra i comuni di Corigliano e Rossano, avvenuta 5 anni or sono, sia più forte a Corigliano che a Rossano.

Nel referendum senza alcun quorum del 22 ottobre 2017, infatti, i coriglianesi che votarono “No” furono il 39%, i rossanesi invece appena il 6%.

«Se si votasse oggi» – come fa vedere sullo schermo Enrico Mentana ogni lunedì sera verso la fine del suo telegiornale, su La7 – tra i coriglianesi quel “39” sarebbe “61” e con ogni probabilità molto più, e i rossanesi a quel “6” aggiungerebbero uno zero facendolo diventare “60”.

Gli strumenti giuridici per “divorziare” ci sono

Purtroppo per tutti – coriglianesi da una parte e rossanesi dall’altra – oggi non si vota. Potrebbe però votarsi domani o dopodomani. Perché, chi sulla faccenda in questi anni ci ha studiato su, ci assicura che gli strumenti giuridici per uscirne ci sono eccome, benché non esista una legge specifica per questo tipo di divorzio.

Il ruolo più importante ce l’ha, ovviamente, la politica. Che deve cominciare a mettere al bando ogni tipo d’ipocrisia di questo stare insieme costretto e forzato, che deve smetterla col suo gne gne gne buonista delle «interessanti prospettive per il futuro» cui non crede per nulla, come non ci credeva affatto il simpatico Renato Pozzetto nel film “Il ragazzo di campagna”.

Un tempo due città “amiche”, adesso sempre più nemiche

Siamo seri almeno una volta e non continuiamo a prenderci in giro, su! 

Che questa fusione ci puzza di merda a tutti, cominciamo a dircelo francamente per adoperarci a sistemare le due fogne in cui abbiamo cacciato le due nostre belle città. Che sono sempre state “amiche”, ma che da 5 anni in qua, insieme, ogni giorno che passa diventano sempre più nemiche. E prima o poi imbracceremo i fucili a pallettoni gli uni contro gli altri se non ci diamo una mossa a risolvere il guaio in cui ci siamo cacciati.

Quando tutto sarà finito scurdammoce ‘o passato, come dicono a Napoli, e pure quei grandi e piccoli truffatori che al tempo ci fecero “il pacco”. 

Il sindaco Stasi? Lui non c’entra proprio nulla, davvero

No, noi non siamo qui come altri a parlare di buche e latrine stradali che «c’erano prima e ci sono anche oggi e ciò non dipende dalla fusione ma dall’amministrazione» e bla bla bla, che «il problema è il sindaco Flavio Stasi: non ha saputo governarla, la fusione» e bla bla bla bla… 

No: sulla fusione il problema non è Stasi né la sua amministrazione, buona o cattiva che essa sia secondo i differenti punti di vista. Anzi, noi spezziamo una lancia proprio in favore dell’amministrazione Stasi che qualcuno oggi accusa di non avere mosso un dito «per formare ed educare la popolazione alla fusione».

Il sindaco Flavio Stasi

Non è vero: Stasi, i suoi assessori e i suoi consiglieri, sin dal loro primo giorno e da tre anni e mezzo in qua, in modo forzoso, con una convinzione di facciata, visibilmente falsa, evidentemente ipocrita, ce la stanno mettendo tutta a convincere i coriglianesi ed i rossanesi che essi sono coriglianrossanesi, e se la loro amministrazione gode di scarso consenso tanto tra i coriglianesi quanto tra i rossanesi, il motivo principale è proprio questo, assieme a tutti gli altri. 

“Insieme a te non ci sto più” non sono solo le parole e la musica italiane più belle mai dedicate ad un amore finito (o mai incominciato) da una grande Caterina Caselli in quel ’68 di rivoluzione politica poi fallita. In questo caso sarebbe finalmente una presa d’atto, perché pure la “rivoluzione” della fusione è fallita.

“…Chi se ne va che male fa?”:

vogliamo cominciare a parlarne? Ma seriamente. direttore@altrepagine.it   

Di FABIO BUONOFIGLIO

Classe 1974. Spirito libero, animo inquieto e ribelle. Giornalista. Negli ultimi 20 anni collaboratore e redattore di diverse testate quotidiane e periodiche regionali nel Lazio e nella sua Calabria. Nel 2011 fonda AltrePagine, la propria creatura giornalistica che da allora dirige con grande passione.