Erano stati tutti condannati dai giudici della Corte d’Appello di Roma, per un traffico di sostanze stupefacenti che tenevano proprio nella Capitale. Si tratta d’un 44enne coriglianese di Corigliano-Rossano, della moglie e del cognato, questi ultimi romani.

Assieme a Francesco La Grotta, pregiudicato per lo stesso reato e recidivo, sono stati condannati sua moglie, Santina Diara, di 37 anni, anch’ella pregiudicata e recidiva, e suo cognato, Francesco Diara, di 41.

La donna aveva consentito a suo fratello e ad un ignoto accompagnatore di quest’ultimo di fare ingresso nella sua abitazione, e, in particolare, nella camera di suo figlio, per poter accedere a un remoto e complicato nascondiglio ricavato nel soffitto, proprio per rifornirsi di droga.

Il fatto era avvenuto in assenza di La Grotta: il coriglianese – secondo i giudici – era il “custode” delle sostanze stupefacenti. Un cospicuo quantitativo di droghe.

La sentenza di condanna di secondo grado è dell’8 novembre 2021. Sul caso s’è pronunciata anche la suprema Corte di Cassazione, lo scorso 20 ottobre (sentenza depositata l’altro ieri, 10 novembre) e ora la condanna del terzetto è dunque definitiva. redazione@altrepagine.it