Non sono affatto presunti estorsori “della domenica” i tre personaggi arrestati ieri a Cassano Jonio con l’accusa d’avere tentato di taglieggiare una nota ed importante impresa d’inerti e calcestruzzo della Sibaritide, la “Sposato P&P Srl” che ha cantieri tra i comuni di Villapiana, Francavilla Marittima e Cassano Jonio.

Per convincere il titolare, il noto imprenditore Pino Sposato impegnato attivamente pure in politica (candidato a sindaco di Trebisacce per due volte, ma sconfitto, da ultimo a giugno scorso), che s’era mostrato recalcitrante pure ad un appuntamento-incontro con loro, gli avevano infatti mandato dapprima un avvertimento “simbolico”.

Già: la classica bottiglia molotov davanti alla sede aziendale. Ciò non aveva sortito alcun effetto e poco tempo dopo erano passati alle vie di fatto. Incendiandogli ben tre automezzi aziendali e provocandogli così un danno da mezzo milione di euro.

Metodo e finalità mafiose, dunque, come scrive il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Catanzaro, ricalcando i termini della richiesta d’incarcerare il terzetto per tentata estorsione in concorso e danneggiamento trasmessagli dal sostituto procuratore della Direzione distrettuale Antimafia Alessandro Riello con l’atto vistato e vergato pure dal procuratore Nicola Gratteri e dal suo aggiunto Giancarlo Novelli.

L’insospettabile imprenditore ritenuto “amico degli amici”

Dei tre personaggi, solo uno, finora, non era noto alle cronache né agli ambienti giudiziari: si tratta del 55enne Francesco Genovese, a Cassano e nella Sibaritide noto soltanto come imprenditore edile, immacolatamente incensurato. Pulito ed insospettabile, insomma.

I magistrati inquirenti, supportati dalle investigazioni dei carabinieri della Compagnia cassanese guidata dal capitano Michele Ornelli, tuttavia considerano Genovese un “amico” di quei loro noti ambienti di ’ndrangheta. 

Francesco Genovese

Gli altri due, infatti, sono entrambi appartenenti ai due famigerati e potenti casati ’ndranghetisti di Cassano, quelli della sua frazione di Doria e quelli dell’altra grossa frazione della Città delle Terme, Lauropoli. I Forastefano e gli Abbruzzese, per intenderci: i primi cassanesi doc, i secondi d’origini zingare, ma oramai cassanesi come i primi.

Il 37enne Leonardo Abbruzzese, da tutti chiamato “Nino”, figlio di “Ciccio ‘u zingaru” e fratello dell’ergastolano “Dentuzzo”, è pluripregiudicato, già condannato tra l’altro proprio per associazione mafiosa ed estorsione.

Leonardo detto “Nino” Abbruzzese

Il 39enne Francesco Faillace, stesso curriculum di Abbruzzese, è invece figlio di Maria Giuseppina Forastefano e del defunto boss Federico Faillace, morto ammazzato a colpi di kalashnikov la sera del 21 agosto 2009 in contrada Apollinara di Corigliano-Rossano mentre alla guida d’un trattore lavorava in un terreno agricolo di sua proprietà.

Francesco Faillace

Per le estorsioni si punta alle commesse sui lavori pubblici: due i casi denunciati in pochi mesi

Dalle attività investigative condotte dai carabinieri di Cassano per cinque mesi, da marzo ad agosto scorsi, attraverso intercettazioni telefoniche incrociate con pedinamenti e video-filmati, è emerso che Abbruzzese e Faillace, avvalendosi della collaborazione del loro amico imprenditore edile Genovese che evidentemente conosce Pino Sposato, avrebbero avvicinato e condotto in un agrumeto un dipendente dell’imprenditore entrato nel mirino affinché riferisse al suo titolare di fissare un appuntamento con loro.

L’imprenditore Pino Sposato

Sposato però aveva opposto un netto rifiuto, rappresentando all’involontario portatore della ’mmasciata ‘ndranghetista che non avrebbe incontrato Abbruzzese e Faillace. E il “gran rifiuto” di Sposato aveva dato il via all’atto intimidatorio cui aveva fatto seguito il maxi-rogo dei tre mezzi in uno dei cantieri della sua impresa.

La “Sposato P&P Srl” fornisce materiale inerte e calcestruzzo alle imprese attualmente impegnate nei cantieri di lavoro che stanno realizzando il terzo mega-lotto della Strada statale 106 da Roseto Capo Spulico a Sibari.

Dopo i sospetti e le illazioni, adesso è ufficialmente certificato che uno dei due più importanti lavori pubblici in corso nella Sibaritide (l’altro è il cantiere per la costruzione del nuovo ospedale del grande comprensorio, ubicato nel Comune di Corigliano-Rossano) è puntato dalla “supercosca” Abbruzzese-Forastefano. 

Alla fine dello scorso mese d’aprile, pure un altro imprenditore edile aveva detto “no” alle richieste estorsive avanzate da due soggetti ritenuti vicini alla “supercosca”: nel mirino i lavori commissionati dal Comune di Cassano per la costruzione d’alcune nuove batterie di loculi al cimitero cittadino.

A finire in carcere, in quel caso, furono il 31enne cassanese Alessandro Cerchiara, cognato del boss Luigi Abbruzzese, e il 40enne Piergiorgio Siciliano, originario di Amendolara ma gravitante nel Cassanese (LEGGI QUI). A condurre le indagini, pure in quella circostanza, furono i carabinieri del capitano Ornelli.

Dalla sanguinosa guerra, all’alleanza tra le due famiglie di ‘ndrangheta

Gli zingari Abbruzzese e i Forastefano sono stati per anni rivali per il predominio criminale su Cassano Jonio e sull’intero comprensorio della Sibaritide. Per anni si sono fatti la guerra, ed i campi delle loro cruente battaglie si sono bagnati del sangue dei tanti morti ammazzati dell’una e dell’altra parte.

Almeno fino al 2014 erano nemici giurati. Più o meno da allora, tra le due famiglie di ‘ndrangheta non solo pare essere scoppiata la pace, ma si mostrano alleate, come certificato pure dall’inchiesta antimafia “Kossa” d’un anno e mezzo fa condotta dalla polizia di Stato.

Il procuratore antimafia Nicola Gratteri

Adesso dunque c’è una “supercosca”, e i diversi omicidi di ‘ndrangheta registratisi negli ultimi quattro anni non sarebbero affatto da ascrivere a quella vecchia guerra oramai archiviata, come sembrano convinti pure i magistrati dell’Antimafia guidati dal procuratore Gratteri. direttore@altrepagine.it

Di FABIO BUONOFIGLIO

Classe 1974. Spirito libero, animo inquieto e ribelle. Giornalista. Negli ultimi 20 anni collaboratore e redattore di diverse testate quotidiane e periodiche regionali nel Lazio e nella sua Calabria. Nel 2011 fonda AltrePagine, la propria creatura giornalistica che da allora dirige con grande passione.