Originaria di Corigliano e cognata d’un noto ’ndranghetista di Sibari, adesso è rinchiusa in carcere a Castrovillari  

Un blitz “mirato” dei carabinieri. E, dalla perquisizione domiciliare, sono saltate fuori ben 5 pistole con la matricola abrasa, clandestine.

Il piccolo arsenale d’armi è stato rinvenuto e sequestrato nel pomeriggio di ieri in contrada Corsi di Sibari, da parte dei militari in forza al Nucleo operativo della Compagnia di Cassano Jonio.

Gli uomini del capitano Michele Ornelli sono andati a ficcare il naso in casa e nelle adiacenti pertinenze dell’abitazione d’una donna, Giorgetta Aiello di 38 anni, che proprio in seguito al ritrovamento delle armi è stata dichiarata in arresto e tradotta in carcere a Castrovillari su disposizione del magistrato di turno nella locale Procura.

La donna, d’origine coriglianese, è la moglie del fratello d’un noto pregiudicato di Sibari già condannato per associazione mafiosa e con altri familiari storicamente implicati in vicende e processi di ’ndrangheta.

Le 5 pistole sequestrate saranno sottoposte ad ogni tipo d’esame scientifico finalizzato ad appurare se siano state utilizzate nei diversi fatti di sangue di stampo ‘ndranghetista accaduti in questi ultimi 4 anni nella Sibaritide.  

Si tratta, in particolare, di pistole di vario calibro, quasi 300 munizioni per pistola, 8 caricatori, giubbetti antiproiettile e svariati pezzi di ricambio per armi, tra cui ben 6 molle di caricamento

Il precedente, recente e a due passi da lì

Il 17 marzo del 2021 – meno di due anni fa – proprio nei pressi dell’abitazione della donna arrestata ieri, ma in un canalone irriguo esterno, i carabinieri trovarono un altro piccolo ma significativo arsenale:

L’arsenale trovato nel 2021

una pistola mitragliatrice Uzi con due serbatoi, una pistola Glock con tre caricatori, diverse decine di munizioni delle due armi, una pistola calibro 9, un revolver calibro 38, dei serbatoi di Kalashnikov con relativo munizionamento e un altro migliaio di munizioni di vario genere.

C’erano pure quelle adoperate dai killer del boss Portoraro?

Tra queste ultime – benché sottoposte alle dovute analisi scientifiche del caso – non è ancora dato sapersi se vi siano quelle che la mattina del 6 giugno 2018 furono adoperate dal commando di esperti ed ignoti killer che ammazzarono il 63enne storico boss di ’ndrangheta della Sibaritide Leonardo “Narduzzo” Portoraro, giustiziato a Villapiana Lido davanti al “Tentazioni”, il locale pubblico gestito dai suoi familiari.

Il defunto boss sibarita

Uno dei due sicari che lo mandarono al Creatore impugnava due pistole: una Glock calibro 9 e un revolver calibro 38, l’altro un fucile mitragliatore Kalashnikov. direttore@altrepagine.it

Di FABIO BUONOFIGLIO

Classe 1974. Spirito libero, animo inquieto e ribelle. Giornalista. Negli ultimi 20 anni collaboratore e redattore di diverse testate quotidiane e periodiche regionali nel Lazio e nella sua Calabria. Nel 2011 fonda AltrePagine, la propria creatura giornalistica che da allora dirige con grande passione.