Ernesto Rapani da Rossano (foto a destra), l’architetto di fiducia d’un palazzinaro del suo paesotto calabro che da quelle parti tutti chiamano Mollettùn, da quattro mesi in qua, e cioè da quando lo chiamano «senatore» perché con la sua onda lunga Giorgia Meloni gli ha spalancato il portone di Palazzo Madama a Roma, ancora non riesce a credere a quella gran botta di culo d’essere stato finalmente “piazzato” in “politica” dopo una serie infinita di trombature elettorali a sindaco di Rossano, alla Camera dei deputati e al Consiglio regionale della Calabria. 

Nel frattempo, in questi ultimi anni, fino alla svolta dello scorso 25 settembre, il neo senatore di Fratelli d’Italia ha fatto incetta di procedimenti penali: 

attualmente è imputato in ben tre processi, uno per bancarotta, uno per abuso edilizio, uno per calunnia, che si stanno svolgendo nelle aule del Tribunale di Castrovillari. Dove, come aveva scritto su Facebook lo stesso senatore, lo scorso 14 novembre aveva incontrato – non da imputato come si converrebbe, bensì “istituzionalmente” – il procuratore della Repubblica, Alessandro D’Alessio: 

«Nel corso della proficua riunione ho garantito al procuratore piena disponibilità a svolgere il ruolo di anello di congiunzione tra le istituzioni, la Procura e il Ministero, nelle mie vesti di componente della Commissione Giustizia del Senato, con l’obiettivo di migliorare le condizioni del servizio giustizia sul territorio e far sentire al cittadino la presenza più forte dello Stato».

Dell’“aiuto” di Rapani il procuratore D’Alessio ne aveva e ne ha certo un gran bisogno…

Dalla metà di novembre arriviamo a questi ultimi giorni d’intenso dibattito politico sulla riforma della Giustizia annunciata dal ministro Carlo Nordio, quello che qualche ora prima «i mafiosi non parlano al telefono» e qualche ora dopo il trentennale latitante di mafia Matteo Messina Denaro viene arrestato a seguito d’una indagine tutta a base d’intercettazioni telefoniche, e, per questo, Il Fatto Quotidiano ha già raccolto 150 mila firme invocandone le dimissioni.

Il senatore Rapani col ministro Nordio

“Divertiamoci”, però, sempre col senatore rossanese, che nella giornata di ieri ha dichiarato:  

«Ho avuto modo di apprezzare le linee programmatiche del ministro della Giustizia, Carlo Nordio, riferite in Commissione Giustizia e in aula e sono convinto della necessità di una revisione della giustizia, del Csm, in materia separazione delle carriere dei magistrati inquirenti e giudicanti, di intercettazioni “pilotate”, processi civili e penali, giustizia di prossimità e revisioni della geografia giudiziaria;

Nordio ha spesso sottolineato, proprio in tema di intercettazioni, come non vi sia nessuna volontà di abolire uno strumento indispensabile per il contrasto alla criminalità organizzata.

Siamo, però, contro l’utilizzo smisurato e assolutamente contro tutti gli effetti collaterali che potrebbero derivare dalle manipolazioni strumentali delle intercettazioni, nel rispetto della legalità e della privacy».

Nella stessa giornata di ieri, il procuratore Antimafia di Catanzaro, Nicola Gratteri, ha detto: 

«Cambiare le norme sulle intercettazioni non serve né a evitare abusi né a tutelare la privacy;

negli ultimi decenni abbiamo già visto che le mafie sparano sempre meno e sono sempre più interessate agli affari:

hanno dunque sempre più bisogno di professionisti per investire e per riciclare, hanno bisogno dei colletti bianchi.

È per questo che la possibilità di svolgere intercettazioni per i reati contro la Pubblica amministrazione non deve essere limitata:

sarebbe un grande regalo alle mafie».

Se il governo andasse avanti con la riforma prospettata da Nordio & Rapani, per Gratteri sarebbero «a rischio inchieste su reati contro la pubblica amministrazione, reati finanziari, bancarotte, organizzazioni dedite a furti e rapine. Estorsioni. È un lungo elenco».

Purtuttavia crediamo che alla domanda «Chi volete libero, Gratteri o Rapani?» quelli risponderanno «Rapani!»direttore@altrepagine.it

Di FABIO BUONOFIGLIO

Classe 1974. Spirito libero, animo inquieto e ribelle. Giornalista. Negli ultimi 20 anni collaboratore e redattore di diverse testate quotidiane e periodiche regionali nel Lazio e nella sua Calabria. Nel 2011 fonda AltrePagine, la propria creatura giornalistica che da allora dirige con grande passione.