Del “recupero crediti” di chi riforniva il negozio d’ortofrutta del commerciante deceduto una settimana fa, potrebbe essersene interessata la criminalità organizzata locale. Venerdì l’autopsia  

CORIGLIANO-ROSSANO – Com’è morto Cosimo Costa (foto)? È deceduto per una micidiale conseguenza del ferocissimo pestaggio a sangue che tre mesi prima l’aveva lasciato quasi in fin di vita, oppure no?

A queste domande è chiamato a rispondere il medico legale, incaricato dal sostituto procuratore di Castrovillari, Veronica Rizzaro, d’effettuare l’autopsia sul corpo del commerciante 49enne di Corigliano-Rossano titolare del negozio d’ortofrutta “Il Peperoncino” di Via Niccolò Machiavelli allo Scalo coriglianese.

Una morte improvvisa e inaspettata: si stava riabilitando

L’uomo è deceduto martedì 19 settembre scorso all’interno d’una clinica medica alle porte di Cosenza dove da un paio di mesi stava seguendo un percorso di riabilitazione, dopo essere uscito dallo stato di coma ed essere stato poi dimesso dall’ospedale dell’Annunziata di Cosenza che l’aveva visto ricoverato in terapia intensiva per una ventina di giorni durante lo scorso mese di giugno.

Dopo poco più di tre mesi dal terribile fatto di cui fu vittima, la vita di Costa s’è però improvvisamente e inaspettatamente spenta. Chi l’aveva visto di recente, testimonia che l’uomo si stava riabilitando bene.

L’esame autoptico disposto dal magistrato che indaga (al momento) per tentato omicidio, si terrà venerdì 29 settembre prossimo nell’obitorio dell’ospedale cosentino dell’Annunziata, dove ora si trovano le spoglie dello sfortunato noto fruttivendolo coriglianese.

Unico indagato in carcere il pregiudicato Salvatore Lagano

In carcere dallo scorso 29 luglio, quale presunto autore dell’inaudito pestaggio ai danni di Costa compiuto la notte tra l’8 e il 9 giugno, c’è il noto pregiudicato 44enne coriglianese Salvatore Lagano:

passato giudiziario costellato soprattutto da una condanna per associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti, alla detenzione e al porto illegale d’armi, alle rapine e alle estorsioni con le aggravanti delle modalità mafiose (maxi-processo “Corinan”), considerato il “picchiatore” di quel gruppo criminale, fino al 5 luglio scorso era sorvegliato speciale di pubblica sicurezza dopo avere scontato la sua pena tra sbarre ed arresti domiciliari.

Salvatore Lagano

Lagano sin dal primo momento s’è sempre protestato innocente ed estraneo alla vicenda davanti a carabinieri e magistrati, tanto inquirenti quanto giudicanti in ordine alla misura cautelare applicatagli (leggi QUI). Per lui, dopo l’autopsia, potrebbe essere formulata l’accusa d’omicidio.

L’inchiesta di Procura e carabinieri prosegue

Carabinieri cittadini e Procura di Castrovillari che indagano sul caso Costa, sembrano però convinti che Lagano – al cui nome erano arrivati avvalendosi d’intercettazioni telefoniche ed ambientali “mirate” – non abbia potuto compiere da solo quella che sembra essere stata una vera e propria “spedizione punitiva” nei confronti di Costa.

Per questo avevano provato per l’ennesima volta ad interrogarlo, una settimana prima che morisse, ma il 49enne ancora una volta s’era mostrato “impermeabile”. Aveva paura. In clinica non era vigilato da nessun altro, che non fosse il personale medico e paramedico.

In queste settimane sono state interrogate diverse persone informate sui fatti. L’inchiesta “sul campo” condotta dai detective in forza alla Sezione operativa del Reparto territoriale dell’Arma diretto dal tenente colonnello Marco Filippi, procede anche in questi giorni e nel massimo riserbo.

Il possibile movente della “spedizione punitiva” d’inizio giugno

Benché dagli ambienti investigativi non trapeli nulla così come si conviene, fuori da caserma e Procura emerge quello che può essere il possibile movente della “esemplare punizione” che fu data a Costa agl’inizi di giugno.

Sembrerebbe, infatti, che il commerciante via via nel tempo avesse accumulato un debito con un imprenditore agricolo della città da cui si riforniva all’ingrosso di frutta ed ortaggi che poi rivendeva nel suo negozio.

Una cifra debitoria dapprima irrisoria, che man mano però sarebbe cresciuta a fronte del fatto che Costa avrebbe continuato ad ottenere la merce di cui necessitava pur non saldando i suoi acquisti pregressi. Si parla d’un “ammanco” pari a circa 10 mila euro.

Negli ultimi tempi, proprio quelli che hanno preceduto il suo pestaggio, inoltre, sembrerebbe che Costa avesse cominciato a richiedere il dovuto a quanti invece erano i suoi debitori, vale a dire quei clienti ai quali nel tempo aveva dato fiducia praticandogli credito per la loro spesa quotidiana o settimanale.

Il commerciante deceduto, in quello che era il suo negozio

Si parla anche di telefonate piuttosto insistenti a persone che con lui avevano accumulato qualche centinaio d’euro di spesa non pagata e che magari da tempo non s’erano fatte più vedere, nel suo negozio.

Insomma, Costa si sarebbe sentito col fiato sul collo per il supposto debito commerciale accumulato, e aveva bisogno di recuperare i liquidi necessari per potere anche parzialmente “rientrare” col suo presunto creditore. Con ogni probabilità non ci stava riuscendo, o forse tergiversava.

Il pestaggio come “lezione” per farlo operosamente ravvedere?

Del “recupero crediti” è stata interessata la criminalità organizzata locale?

Un altro tassello che s’aggiunge a questo ipotetico mosaico è la cifra, non quantificata, che sarebbe stata prelevata da ignoti all’interno del negozio di Costa appena dopo il pestaggio… direttore@altrepagine.it

Di FABIO BUONOFIGLIO

Classe 1974. Spirito libero, animo inquieto e ribelle. Giornalista. Negli ultimi 25 anni collaboratore e redattore di diverse testate quotidiane e periodiche regionali nel Lazio e nella sua Calabria. Nel 2011 fonda AltrePagine, la propria creatura giornalistica che da allora dirige con grande passione.

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